LA PAROLA ULTIMA: approfondimenti
"The rest is silence"
The rest is silence è una delle opere più recenti del drammaturgo ungherese Miklós Hubay, che prende il titolo dall’ultima battuta del monologo di Amleto, da ciò che dice Amleto prima di morire, sottolineando che il punto è che la parola, la voce di Amleto, muore con lui. La prima traduzione e rappresentazione in Italia, esempio paradigmatico dell’essenza dell’opera, era stata il dialetto friulano, sulla paglia di un fienile.
The rest is silence parla della morte di una lingua, una delle decine e decine di lingue “minori” che spariscono ogni giorno nel mondo.Una scioccante tragedia:
un’etnia che si estingue,
l’uccisione di una lingua
ed il suo ultimo parlante
Un’opera teatrale tremendamente moderna per descrivere una realtà passata e presente a molti sconosciuta.
«Uccidere una lingua è come fare la strage degli innocenti, come fece Erode a Betlemme», ma come si uccide una lingua? Come si provoca la sua completa estinzione?
Non sempre una lingua scompare per semplice abbandono, a volte, la sua sparizione coincide con la scomparsa dei suoi parlanti e con il genocidio.Miklós Hubay, nella tragedia The rest is silence affronta il tema della scomparsa di una lingua, una di quelle considerate minori che ogni giorno spariscono nel mondo. Il titolo dell’opera richiama l’ultima battuta del monologo di Amleto prima della morte, l’ultimo messaggio che egli lascia al fedele Orazio prima che la sua voce si spenga definitivamente. Il resto è silenzio, il silenzio dopo la morte, dopo la catastrofe, la fine di un mondo. La morte di una lingua, la scomparsa di un popolo, sono sicuramente avvenimenti catastrofici, e dopo non può che esserci il silenzio, la perdita di ogni rumore. Nel testo di Hubay il silenzio diventa linguaggio e si coniuga con i rumori e i suoni di cui la tragedia è disseminata.










