Possono un padre e un figlio incontrarsi davvero solo davanti a un pallone?
Può una partita di calcio rappresentare la rivincita di chi è immigrato?
Può uno spettacolo teatrale parlare di calcio e sentimenti insieme?
Dopo le tappe di Bientina (PI), San Pietro Terme (BO), Grosseto, Benevento, San Bartolomeo in Galdo (BN), Reggio Calabria...
e la presentazione, in casa, a Torino, Cavallerizza Reale, Manica Corta...
L'ULTIMA TAPPA DEL TOUR:
TEATRO PARIOLI
GIOVEDI' 21 E VENERDI' 22 APRILE
Via Giosuè Borsi, 20, ROMA
Ore 21.00
Il 9 Novembre del 1986, il Napoli "saliva" a Torino ed affrontava per l’ennesima volta i ricchi, gli imbattuti, i bellissimi Tacconi, Manfredonia, Cabrini, Serena e Laudrup, schierando in campo Garella, De Napoli, Bagni, Bruscolotti, Sola e LUI…ed almeno per una volta, come in una favola al contrario, non vinsero quelli alti, con gli occhi azzurri ed i capelli biondi.
Un racconto, per immagini intime e collettive, di quando una partita di calcio poteva rappresentare la rivincita di una intera classe sociale.
Un luogo dove era consentito a due uomini, uno piccolo ed uno grande, incapaci di dirsi “ti voglio bene”, di abbracciarsi e ridere insieme.
Juve Napoli è un viaggio vero e metaforico, la storia di un’Italia, non troppo passata, fatta di migrazioni, di lingue nascoste, mansarde affollate e nuove identità.
Partendo dal vivacissimo testo omonimo di Maurizio De Giovanni, scrittore napoletano, Antonio dedica un riscatto comico-poetico ad un padre emigrato da Napoli alla FIAT, per rispondere con una risata, a distanza di 40 anni, a quei cartelli che riportavano la scritta “non si affitta ai meridionali” che offesero i suoi occhi.
...a chi mi ha chiesto perchè raccontare una partita di calcio
Agli amici juventini ed a quelli napoletani: il mio “Juve Napoli” è uno spettacolo che ho voluto dedicare a mio padre - è un dialogo che ha riguardato la mia adolescenza, che considera più il rapporto speciale e difficile fra due uomini che il tifo calcistico - è un riscatto per una migrazione accolta dai cartelli “non si affitta ai meridionali”… e che oggi parlano a nuovi migranti, nuove lingue. Per mio padre e per molti operai Fiat, di tutta l’Italia meridionale, quel 9 novembre del 1986 non fu una semplice partita, sapevano che l’indomani davanti ai cancelli di Mirafiori, da quella vittoria, sarebbe nata una nuova Città e che avrebbero contribuito a farla crescere: Torino.
“E per un’ora sono tornato sui gradini del Vecchio Comunale con te, dove veramente ci davamo appuntamento, dove tu tifavi Napoli, ma anche un poco Juve, perché comunque ti aveva dato casa e lavoro; ed io Juve, ma anche un poco Napoli perché un figlio deve stare un passo dietro il padre ma non allontanarsi”.
“Adesso anche la tua lingua è cambiata, parli un napoletano piemontesizzato, che comincia con “uè” e finisce con “né”. Allora è vero che chi va via dalla sua terra non appartiene a nulla più, troppo torinese per i napoletani, e “napuli” per i piemontesi”.
Antonio Damasco
Scarica QUI la cartolina Abbiamo parlato di questo viaggio di "Juve Napoli 1-3. La presa di Torino", insieme a Maurizio Costanzo....Ascolta QUI