Teatro Delle Forme

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La Parola Ultima
Liberamente tratto dal testo “The Rest is silence” di Miklós Hubay

con il sostegno di Regione Piemonte, Sistema Teatro Torino e di Benevento Città Spettacolo
in collaborazione con la Fondazione del Teatro Stabile di Torino

con il patrocinio della Città di Torino

Una coproduzione Teatro delle Forme e Solot Compagnia Stabile di Benevento
drammaturgia e regia Antonio Damasco
con Laura Conti, Michelangelo Fetto, Antonio Intorcia
aiuto regia Valentina Padovan

mercoledì 30 e giovedì 31 marzo 2011

Torino
Cavallerizza Reale Manica Corta, via Verdi, 9 - , ore 21

FVF_5179Se compito del teatro è quello di parlare ai contemporanei, “La parola ultima” vuole assumersene l’intera responsabilità, proprio nel momento in cui il rito si compie. L’opera del drammaturgo ungherese Miklòs Hubay, che ha ispirato questo lavoro, ha come tema le centinaia di lingue che muoiono ogni anno nel mondo. Per noi la lingua assurge a ruolo di quella strisciante, quotidiana guerra che le “culture altre” quelle delle lingue di minoranze, delle diversità, della trasmissione orale di saperi non omologati conduce pur sapendo di non poter vincere.

"La parola ultima" – che ha debuttato a Benevento nell'ambito della rassegna "Benevento Città spettacolo 2010" - è un lavoro liberamente ispirato al dramma ungherese;  per la prima volta questa opera di Hubay - ad eccezione di un allestimento particolare in friulano -  viene rappresentata in Italia. A firmarne la regia è Antonio Damasco. In scena tre attori: Laura Conti, Michelangelo Fetto, Antonio Intorcia.

Una donna, Aleluja, condannata a morte perché ultima rappresentante del proprio popolo. Nel momento in cui verrà uccisa,  quella lingua, quella memoria, quella cultura non sarà mai esistita.. Nel sotto palco di un Teatro Lirico, mentre si rappresenta il Trovatore di Verdi, si consumerà la tragedia dei “vinti” quella che nessuno potrà mai più raccontare, ma che in realtà tutti i giorni si rappresentata con arrogante normalità nelle nostre singole vite. L’adesione ormai totale e senza indignazione alla cultura dei consumi, omologa le nostre esistenze, cambiando più velocemente di quel che percepiamo il nostro rapporto collettivo. La performance mette al centro il rapporto con i mass media, con la cultura del potere e con l’incoscienza delle prigioni in cui ognuno nel suo ruolo non si accorge più di vivere.

Nell’anno del 150^anniversario dell’Unità d’Italia, abbiamo voluto raccontare la lingua e le lingue. L’Italia è ricchissima di isole e penisole linguistiche e di relative varianti dialettali, questo patrimonio immateriale non si è perso negli anni ad ancora oggi è l’espressione più diretta della provenienza e della radice di ogni italiano. L’unione di tutte le lingue, i dialetti, gli idiomi, i gerghi e le lingue minoritarie è l’unione d’Italia, in antagonismo allo sradicamento e alla globalizzazione dell’epoca contemporanea.

In apertura introduzione di Valter Giuliano, giornalista; Gian Luigi Bravo, docente di antropologia culturale presso la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere di Torino; Gian Paolo Caprettini, direttore Master di Giornalismo, Università di Torino

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Tutte le foto sono di proprietà Foto Fucci

* La visione è consigliata ad un pubblico adulto

Ingresso intero € 10.00, ridotto € 8.00
E' consigliata la prenotazione.

La biglietteria aprirà alle ore 20.00. I biglietti prenotati e non ritirati saranno ritenuti liberi a partire dalle ore 20.40
 

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