![]() |
OPERAIMen at Work |
Con: Stefania Demichelis, Valentina Padovan, Paola Medde, Michela Negro, Silvana Trallo
A cura del Laboratorio Permanente dell’Oralità Popolare
Trascinante azione teatrale di piazza…i corpi di Operai innamorati modificheranno lo spazio, i palazzi circostante, la città…sono copie tutte identiche di un corpo che si muove all’unisono, per creare unione, per costruire insieme azione immaginaria, per giocare, ballare all’aperto, per le vie, le piazze, le case…
Vecchietti,
innamorati di un amore carnale, rifiutati da un amore tenero, coinvolti da un amore bambinesco.
Sono copie tutte identiche di un corpo che si muove all’unisono, una macchina scenica mossa dal romantico desiderio di farsi volere bene.
Sono un uomo comune, un lavoratore che esce dagli ingranaggi dei tempi moderni e si muove grottesco per strada in piazza, con la sola parola del corpo scenico.
Sono operai perchè stanno nella comunità scandita dal dialetto del fisico, perchè il loro idioma, il loro sbruffo onomatopeico si sviluppa sempre in accordo con il lavoro, quello delle braccia, del sudore della pelle, dei tendini tirati e maltrattati, che ha un ritmo tutto suo, una musicalità esposta, un inspirare ed espirare rumoroso.
Sono operai perchè stanno alla mercè, perchè il pubblico sta nelle pieghe del loro tempo, negli alti e bassi delle loro pause, dei loro sospiri.
Sono operai perchè fanno e nel fare tentano disperatamente di cercare qualcosa, qualcuno, che ne riempa il cuore che portano impresso sul petto. Un cuore ostentato, una luce al neon sulla loro solitudine, un’insegna lampeggiante della loro fame, kitsch appariscente ridanciano melanconico, un cuore addetto ai lavori interrotti dell’Amore.
Sono persone in cerca dell’Amore in tutte le sue innumerevoli declinazioni, corporeo terreno finito miserabile, come sempre è l’Amore umano, mai volgare, talvolta effimero superficiale sciocco.
Da queste premesse si è sviluppato un lavoro che diventa momento performativo: la poesia dei giochi che questi vecchietti inventano crea il contesto in cui si svolge il canovaccio del meccanismo teatrale, in cui si sviluppa il dialogo improvviso dell’incontro tra il corpo degli attori e il corpo degli spettatori, che in piazza è piuttosto uno scontro, un imbattersi in.
E una volta toccati dal loro concerto ci si sentirà necessariamente partecipi, per la sacralità dello spazio che essi costruiscono.
Sarà una necessità, quella del sentirsi raccontare, forte come quella del mangiare, del dormire, del respirare, dell’ evacuare, e del fare all’amore. Sarà il bisogno per nulla contemplativo che è la spinta, lo sputo fuori verso una ricerca, una comunicazione, uno stare con. Verso l’Amore.











