Teatro Delle Forme

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Sogno-Benino

Il Sogno di Benino

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 drammaturgia e regia di Antonio Damasco
con Antonio Damasco, Paola Bertello
musiche Gerardo Cardinale, Valerio Mosso

Tutto inizia con la formula magico/ieratica, alla tavola della tombola parlata:
“Chesta è ‘a mano e chisto è ‘o culo r’ ‘o panaro.
Neh, ca ‘a mano è libbera, e ‘o pertuso appilato! Iammo bello!”
Un intreccio poetico e divertente dove la Storia della Sacra Famiglia s’intreccia alla quotidianità di ognuno di noi. Ecco allora la terra fatta di sughero e muschio, di pastori e Re Magi, di storie che confondevano il sacro col quotidiano, tanto da veder in alcuni personaggi di terra cotta, fra zii e cugini, alcuni di questi...o che di questi esercitavano lo stesso mestiere: pescivendolo, calzolaio o lavandaia.
E’ un sogno l’origine del Presepe, il sogno che Benino, il personaggio dormiente nella stalla, ci racconta per capire dov’è finita la Re Magia, quali significati hanno i personaggi del presepe e…come mai "Totore ‘o pittore” assomiglia così tanto all’oste che rifiutò ospitalità alla sacra famiglia?

“E’ inutile dirvi che dall’8 al 24 dicembre quasi tutte le famiglie “stavano litigate”…dentro e fuori. In disaccordo su qualsiasi cosa: dal colore delle case, alla dimensione dei pastori. Vi erano poi divergenze sostanziali fra i conservatori, difensori della tradizione settecentesca e gli innovatori che volevano, tra le altre cose, inserire Maradona tra il bue e l’asinello…beh quello il miracolo lo aveva fatto!”
 

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