Come si diventa Nazisti


 

 

 

 

 

 

 

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Teatro delle Forme in collaborazione con Roma Poesia

Come si diventa nazisti

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ideazione e regia  Antonio Damasco
con Gianluigi Trovesi, Gianni Coscia
Antonio Damasco, Silvia Edera
 
-La signorina Miriam Levi era ebrea.
(annuisce con la testa) 
-E lei era innamorata di un’ebrea?
-No, di Miriam (…)
 
Questo nuovo emozionante progetto,mette insieme la maestria musicale di Trovesi e Cosciaalla diversa teatralità del Teatro delle Forme,per una delle pagine più oscure della storia dell’Occidente,il fenomeno nazista.Un vero è proprio Teatro/Jazz a cui i due maestri regalano note di alta poesia.
 
Il lavoro, prima inconsapevolmente e poi con convinzione, deve molto del suo sviluppo al pensiero filosofico e alle opere di Hannah Arendt sulla “banalità del male”. Ciò che la Arendt scorgeva in Eichmann, gerarca nazista, non era neppure stupidità ma qualcosa di completamente negativo: l'incapacità di pensare. Egli non era l'unica persona che appariva normale mentre gli altri burocrati apparivano come mostri, ma vi era una massa compatta di uomini perfettamente "normali" i cui atti erano mostruosi.

 

Il pensiero: “La banalità del male”

" Il guaio del caso Eichmann era che uomini come lui ce n'erano tanti e che questi tanti non erano né perversi né sadici, bensì erano, e sono tuttora, terribilmente normali. " Hannah Arendt (da “La banalità del male”)

Il lavoro, prima inconsapevolmente, e poi con convinzione deve molto del suo sviluppo al pensiero filosofico e alle opere di Hannah Arendt sulla “banalità del male”. La percezione dell'autrice, dopo il processo di Eichmann, gerarca nazista, sembra essere quella di un uomo comune, caratterizzato dalla sua superficialità e mediocrità che la lasciarono stupita nel considerare il male commesso da lui, che consiste, nell'organizzare la deportazione di milioni di ebrei nei campi di concentramento. Ciò che la Arendt scorgeva in Eichmann non era neppure stupidità ma qualcosa di completamente negativo: l'incapacità di pensare. Egli non era l'unica persona che appariva normale mentre gli altri burocrati apparivano come mostri, ma vi era una massa compatta di uomini perfettamente "normali" i cui atti erano mostruosi. Dietro questa "terribile normalità" della massa burocratica, che era capace di commettere le più grandi atrocità che il mondo avesse mai visto, la Arendt rintraccia la questione della "banalità del male". Questa "normalità" fa sì che alcuni atteggiamenti comunemente ripudiati dalla società - in questo caso i programmi della Germania nazista - trova luogo di manifestazione nel cittadino comune, che non riflette sul contenuto delle regole ma le applica incondizionatamente. Eichmann ha introdotto il pericolo estremo della irriflessività. “Ma ciò che nel caso Eichmann, in modo dolorosamente lucido, viene constatato era che di uomini come lui ce n'erano tanti e che quei tanti non erano né perversi né sadici, bensì erano, e sono tuttora, terribilmente normali”. E questa normalità è più spaventosa di tutte le atrocità messe insieme, poiché implica - come fu detto e ripetuto a Norimberga - che questo nuovo tipo di criminale, realmente "hostis generis humani", commette i suoi crimini in circostanze che quasi gli impediscono di accorgersi o di sentire che agisce male.

 

Come si diventa nazisti? di W.S. Allen

Lo spettacolo “Come si diventa nazisti” è stato ispirato dall’opera omonima di William Sheridan Allen, edita da Einaudi.

“Nel non molto lontano 1933, Adolf Hitler diventa cancelliere in forma perfettamente democratica; i tedeschi lo votano in massa, il Presidente gli affida il compito di formare il governo e lui esegue, interpretando a modo suo un classico della democrazia parlamentare: un esecutivo di coalizione, per la precisione nazi-nazionalista.

La maggior parte dei suoi elettori, probabilmente né si aspettava né riconobbe immediatamente il colpo di stato a rate che egli portó a compimento nei mesi successivi; il senno di poi scarseggiava anche allora, e a quella parziale cecità contribuì pure il desiderio smisurato di veder arrivare l’uomo della provvidenza con la soluzione a tutti i problemi.

Al giorno d’oggi, sarebbe possibile ricadere in questo errore? Gli elettori moderni (?) dispongono di un arsenale democratico ed analitico per riconoscere un dittatore in nuce e negargli il consenso?
William Sheridan Allen, americano dell’Illinois, azzarda una risposta. Lo fa adottando un punto di vista non tradizionale: non già l’alta politica coi suoi accordi interni e le sue alleanze, ma la vita quotidiana di un piccolo paesino dell’Hannover; non Hitler, Goëring e Goebbels ma il libraio, il vice-sindaco e l’operaio dello zuccherificio; non l’orrore dell’olocausto ma il disagio di cambiare di marciapiede per non obbligare l’amico ebreo a salutarti col braccio teso”.