TEATRO DELLE FORME

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L’Associazione Teatro delle Forme nasce nell’Ottobre del 1995 con lo stesso entusiasmo con cui molti giovani s’impegnano a costituire nuclei artistici, organizzativi o d’impegno sociale: spinti da un reale bisogno. L’urgenza che ci ha mosso era nuova quanto antica, il teatro diveniva un mezzo per poter raccontare a noi ed ai nostri simili cosa eravamo.

Dalla sua nascita l’ Associazione inizia da una parte un intenso lavoro sulla re-invenzione delle tradizioni popolari, dall’altra un’attività sul mondo del teatro contemporaneo e innovativo.

L’interno percorso, che ha fatto incontrare persone provenienti da esperienze teatrali differenti, ci ha infatti condotto ad un indagine viscerale sulle “forme teatrali” che affondavano le proprie radici nell’incontro con il rito e la festa e con  alcune delle più importanti esperienze del teatro di innovazione

 

La Poetica

I temi ed i propositi sul quale ci siamo concentrati, portandoli in una nostra dimensione artistica, sono qui sotto analizzati

  • Drammaturgia contemporanea – sviluppare una propria scrittura scenica è stato un principio fondante dell’attività del Teatro delle Forme, per pensare ad un teatro che possa essere scritto e riscritto per i viventi.
  • Una re-invenzione dei sistemi che muovono alcune tradizioni popolari – riportando la nostra personale lettura, talvolta tradendo tali modelli, con particolare attenzione a quelle espressioni tramandate per via orale. Tali tradizioni vengono raccolte e rielaborate attraverso l’osservazione sul campo.
  • Un riequilibrio nel rapporto dialettico attore-spettatore – “riconquistare un rapporto di necessità” fra attore-spettatore. La relazione coinvolge direttamente lo spettatore nell’atto scenico, lo chiama “in causa”, in quanto altro da chi agisce, ma in bilico anch’esso durante l’azione, cambiando così il suo ruolo ed approccio in un dialogo mai interrotto.
  • L’arte scenica è un unicum inscindibile di teatro, danza, canto e poesia –  ritornando al concetto pre-borghese di teatro, attraverso l’armoniosa riunificazione di parola, immagine, musica e corpo all’interno di un’unica opera.

 

Le produzioni Teatrali

Le produzioni spettacolari del Teatro delle Forme seguono quattro grandi filoni:

  • Drammaturgia Contemporanea - Scrivere per il teatro oggi, significa farsi testimoni di un rinnovato patto con gli uomini, sapere che nonostante il tempo cambiato, l’uomo nella sua essenza ha ancora il bisogno di com-partecipare e sentirsi parte di una nuova/antica storia che ogni sera sarà da raccontare.
  • Teatro dell'Arte e della Percezione - E' un teatro sensoriale che applica modalità innovative ed originali per far percepire l'arte, i suoi luoghi e le sue opere...
    L’invito a chi volesse partecipare ad uno di questi lavori è quello di mettersi nella condizione di poter accettare “l’Altro” come parte di noi, di prepararsi ad essere proiettati con tutti i propri sensi in una esperienza sensoriale che si manifesterà attraverso la vista ma anche l’olfatto, il tatto, l’udito ed il gusto. Una sorta di teatro totale dove solo il gusto di mettersi in gioco potrà farvi partecipare…
  • Teatro dell'Enogastronomia - Il Teatro delle Forme ha ripreso questa tradizione proponendo, per primo in Italia, una vera e propria rassegna di Teatro dell'Enogastronomia: il Sentiero diVino.
    Il Teatro dell'Enogastronomia raccoglie le produzioni che hanno come finalità quella di "utilizzare" il cibo come strumento per riallacciare i fili della memoria, per raccontare e mettere in scena la nostra storia sociale ed economica, la vita degli uomini (che col cibo avevano un rapporto necessario e profondo) e di tutti quei momenti in cui la collettività si esprimeva attraverso il lavoro e la vita comunitaria: veglie, riti, feste, lavoro comune...
  • Teatro dell'Oralità Popolare - Il nostro modo di raccontare entra nelle case, sopra le tavole, accanto al letto, vi sembrerà di averci conosciuti da sempre, perché con noi portiamo le voci, i canti e le storie che abbiamo raccolto da chi è stato testimone delle grandi tradizioni tramandate oralmente.

”Memoria, oralità, tradizione: sono proprio queste le condizioni di esistenza e sopravvivenza del mito. Ancora oggi un poema non esiste se non è declamato; bisogna conoscerlo a memoria, per dargli effettivamente vita. Neanche il mito è vivo se non viene ancora raccontato, di generazione in generazione, nel corso dell'esistenza quotidiana. Altrimenti, relegato in fondo alle biblioteche, fissato in forma scritta, viene trasformato in riferimento dotto per una élite di lettori specializzati in mitologia. Il mito si presenta sotto forma di un racconto venuto dalla notte dei tempi e che esisteva già prima che un qualsiasi narratore iniziasse a raccontarlo. In questo senso, il racconto mitico non dipende dall'invenzione personale né dalla fantasia creatrice, ma dalla trasmissione e dalla memoria”

Jean-Pierre Vernant

 

I progetti

TEATRO DELLA COMUNITÀ. CENTRO DI FORMAZIONE PER LE ARTI SCENICHE

In collaborazione con il Centre D’Arts Escèniques de Terrassa (Barcellona), diretto da Pep Pla, presso il Teatre Principal de Terrassa
diretto da Antonio Damasco

Il Teatro delle Forme presenta il primo progetto di partecipazione attiva per una cultura responsabile, a favore delle scuole, gruppi, associazioni e singole persone del territorio. Nasce proprio con l’obiettivo di aiutare i cittadini a fare ciò che di bello desiderano realizzare per la loro comunità, contribuendo a creare un patrimonio condiviso per ampliare l’offerta formativa del territorio: se insieme si riuscirà a raggiungere l’obiettivo, ogni singolo gesto avrà avuto il doppio del valore.

Premessa

La diffusione dei modelli consumistici sempre più include anche la produzione,  i servizi e la programmazione culturale: gli spettacoli,  i laboratori, i festival e le rassegne vengono ormai assimilate a prodotti di consumo. Con questa necessaria premessa intendiamo avvicinarci al lavoro teatrale attraverso politiche che diventino di diffusione, conoscenza e scambio fuori dalle proposte precostituite o esclusivamente finalizzate alla messa in scena dell’attore.

Il Progetto

Coniugando l’arte al territorio e alle realtà che vi operano, il progetto “Teatro della Comunità” ha come finalità l’intento di offrire ai cittadini una serie di servizi di formazione ed incontri che vengono coprodotti, con gruppi, scuole, enti ed associazioni e che sentano la necessità di un lavoro artistico, allo scopo di far nascere occasioni di agevolare alla partecipazione. I comuni firmatari e il Teatro delle mettono così a disposizione dei “partecipanti” laboratori teatrali, corsi specialistici per l’uso della voce, seminari per l’azione scenica e momenti performativi, garantendone un costo calmierato, con una proporzione di 1:1 ovvero per ogni euro messo a disposizione dei cittadini il Teatro della Comunità metterà l’altro euro per l’attuazione di attività professionali, che avranno la direzione e la cura di Antonio Damasco, attore, drammaturgo e regista teatrale.
Il progetto andrà così a relazionarsi, coinvolgendoli attivamente, con i progetti di diffusione dell’attività di spettacolo e con gli enti e associazioni di promozione socio-culturale dei territori, che diventeranno essi stessi, ognuno con le Sue peculiarità ed esigenze, veri e propri tasselli partecipativi del progetto.
Il progetto si espliciterà tramite ad alcuni moduli formazione del pubblico, sviluppati insieme ai Comuni partecipanti e quindi personalizzati territorio per territorio.

A chi si rivolge il Teatro della Comunità

Il progetto si è aperto, grazie ad alcuni incontri preliminari, a tutta la cittadinanza dei Comuni partecipanti, dai singoli cittadini alle associazioni, alle scuole di ogni ordine e grado, alle biblioteche e ai sistemi e progetti culturali già in atto sul territorio. In base alle risposte ottenute e alle necessità del territorio, valutate insieme agli stessi amministratori locali, si è declinata una progettualità differente e specifica.

Il “Teatro della Comunità” è il luogo dove le sue scuole, le associazioni, i gruppi ed i singoli cittadini possono diventare coproduttori dei propri servizi, affinché la cultura torni ad essere un bene comune.

 

RACCONTO SEGRETO…VEGLIE D’AUTUNNO
Piobesi Torinese, Pancalieri, Pecetto Torinese

Progetti teatrali, musicali e piccoli riti performativi ambientati in luoghi non tradizionalmente turistici, così da riscoprire tutti quegli angoli di territorio che hanno aderito al sistema culturale della Residenza Multidisciplinare. Per ascoltare storie, come succedeva fin dall’antichità, nelle stalle, alla luce dei falò, facendo trascorrere la notte e rimanendo svegli, vincendo il buio, tra giochi, aneddoti e novelle...per non addormentarsi.

Dal 2012 tutta la programmazione sarà dedicata ancora più specificatamente dedicata al racconto orale. Ci sembra infatti importante, in un momento in cui sempre più è necessario proporsi  come cittadini europei, sia importante mantenere spazi di incontro che siano reali e quotidiani, in cui raccontare storie e kunti piemontesi che vanno ad incontrare quelli del resto dell’Italia, comprendendo e condividendo queste Storie.

Il racconto orale,“dal vivo”, inoltre ristabilisce una dimensione personale anche a storie che hanno invece dimensione collettiva. L’obbiettivo è quindi quello di programmare delle serate che raccolgano le persone in un atto comune e condiviso di celebrazione sociale.

I benefici di questa riproposta vanno al di là dell’ambio culturale: raccontare l’ambiente, la storia e la cultura di un territorio attraverso il racconto orale aiuta a definire il progetto culturale ma soprattutto turistico di quello stesso territorio.

 

SENTIERO DIVINO METAPOLI(S)

Nel 2002 il Teatro delle Forme ha creato il progetto “Sentiero diVino”, rassegna di Teatro dell’ Enogastronomia volta ad indagare il rapporto tra l’uomo e i suoi legami con il lavoro, la terra, così da promuovere, anche attraverso le espressioni performative, il territorio e la cultura popolare ad esse legate.

Si è sviluppata negli anni, quindi, un’opportunità di promozione culturale e turistica del territorio che mette in luce le singole località, un’occasione unica per visitare luoghi fuori dalle classiche rotte turistiche, per conoscere e gustare i prodotti ed i vini tipici e per assistere ad un teatro innovativo che attinge alla tradizione ed alla cultura popolare,  riproponendole in modo dinamico ed interattivo.

Ha offerto un’immagine “viva” della tradizione popolare, contaminata dalle tradizioni che il Piemonte ha assorbito nella sua storia ed arricchita dai sapori e dai paesaggi che la cultura del vino ha saputo ri-disegnare sul nostro territorio.

Dal 2012 il Sentiero diVino ha assunto una nuova lettura del progetto culturale. L’intento è di trasformare sempre più il progetto in un sistema che integra sinergicamente cultura e turismo: un lavoro di ricerca e lettura del territorio, che condurrà alla creazione di “Metapoli(s). Diario Intimo di un Territorio”, che vuole essere appunto un "Diario Intimo" , un romanzo – guida del territorio che collega le città di Asti e Alba, che raccoglie fotografie degli angoli e delle storie che da sempre si raccontano in paese.

Per arrivare a completare, scrivere e stampare questa guida culturale, si lavorerà sul e con il territorio fino al 2014, un gruppo di indagine, studierà le peculiarità, i materiali già esistenti, facendo interviste e ricerche.

A questa ricerca si affiancherà una parte performativa: ogni anno verrà effettuato n. 1 spettacolo: una Veglia, in incontro composito, di musica e parole, che servirà anch’esso, a conoscere il territorio e i suoi abitanti; dei momenti di condivisione, che coinvolgeranno associazioni ed enti locali, Testimoni, pubblico, volontari, artisti, ogni persona che vorrà unirsi così da creare una veglia collettiva.

 

INCROCI

Si ripete dal 1997 la rassegna sul territorio della Provincia di Torino, con la direzione artistica congiunta del Teatro delle Forme e di Assemblea Teatro.

L’attenzione alla qualità della  proposta artistica e la volontà di valorizzare luoghi e peculiarità storiche del Piemonte, si fonde all’ idea di incrociare paesi, storie, ma soprattutto le buone pratiche di sindaci, biblioteche, associazioni, scuole e singoli cittadini per raccontarli al pubblico, costruendo un circuito di presentazione di buone pratiche artistiche, organizzative e di valorizzazione del territorio.

Il progetto Incroci. che l’anno scorso è stato influenzato dal centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, dando respiro a luoghi densi di memorie e privilegiando storie che offrono una migliore e più consapevole cognizione delle vicende e degli uomini del nostro Paese, è divenuto ormai un progetto permanente sui territori andando ad intercettare tutto quel “teatro fuori dal teatro” e trasformandolo in un vero e proprio progetto culturale del territorio di Torino e provincia

 

Tutte le Produzioni

1992/93

Mors Sua vita Mea - In lingua-corpo napoletana è un’opera dell’universo umano. La virilità delle donne partenopee attraverso le voci della memoria.

Medioevo (Corpi in scena) - L’evento medioevale non è ricostruzione storica ma riattualizzazione delle convenzioni sceniche medievali, mirate ad unire spazio scenico e spazio vissuto, attori e spettatoti. Gli spettatori sceglieranno quale percorso: quello carnascialesco, pagano e osceno di Rableais o quello della ritualizzazione di un processo liturgico.

 

1994/95

Come due lacrime - Amori che ci rimangono addosso, impigliati come i rami, la “favola” ci è raccontata da un adulto che ha conservato tutto lo stupore di un bambino ed inconsciamente anche le sue paure.

I.N.R.I. - Nascita (o morte); attesa dell’uomo destinato a modificare per sempre il pensiero dell’anima. Lo spettacolo invita non alla ripetizione di un rito ormai svuotato da significati, ma alla compartecipazione dell’uomo di fronte al mistero che quotidianamente ci circonda.

 

1996/97

Ofelia, Ofelia! (o del giocoforza) - La terra ha fatto il suo tempo, i suoi fianchi non ne possono più, tutto è vecchio. Il mondo non si rinnova e le lingue vengono scritte, cristallizzate, museificate “…i figli non diverranno mai padri, e il mio Amleto mai Re!”. L’amore fra Ofelia ed Amleto è vietato dalla stessa aria che respirano.

 

1998/99

La casa dei Teatri - Spettacolo per stazioni, un’intera città occupata da fiabe e “Kunti” di tutte le comunità culturali ormai divenute minoranza. In una società dove l’esigenza di comunicare chi ha condotto verso l’unificazione di linguaggi, gesti ed abitudini, la riscoperta delle memorie ad esse legate è un’esperienza umana ancora con-divisibile.

 

2000/01

ReMiseriaRe – La morte per madrina- E’ la trasfigurazione scenica di un’antica storia raccolta dalla viva voce di narratori grecofoni. E’ una fiaba nata e vissuta, nel tempo, con il supporto sonoro di una lingua che oggi solo pochi parlano ed intendono. L’incomprensibile musica di questa storia ci ha imposto di trovarle un nuovo abito linguistico ad essa adeguato, e di ridisegnare il rapporto attore/spettatore secondo dispositivi che non possono essere quelli dello scontato confronto tra palco e platea (tanto meno quelli di una “cerimonialità museale” o “avanguardistica”). La re-invenzione della favola è stata affidata al professore ed amico Roberto Tessari, con l’obiettivo di creare un “piccolo evento” capace d’essere insieme di recupero e d’innovazione.

La Confessione - Un racconto segreto, un evento scenico rivolto ad un pubblico adulto, un pubblico che non si limita a giudicare proprio come in un confessionale.

 

2002/03

Veglia dAmore e diVino - Attori e spettatori nello stesso spazio e con lo stesso vino (una bottiglia sopra ogni tavolo) una fisarmonica per entrambi!. E poi l’amore, il canto, le parole di alcuni fra i più importanti pensatori e poeti occidentali. L’Evento consiste nel difficile quanto equivoco compito di far scendere l’Amore alto, poetico e visionario dalla testa al…la parte più bassa, carnale e terrena del corpo umano, attraverso un nettare “diVino”.

… delle masche e delle magie - Streghe, maghe e fattucchiere si raccontano in una serata magica dove il canto diviene un dialogo con i morti, dove il corpo, in stato di “trance” libera lo spirito. Un viaggio attraverso una fra le  pagine più oscure della storia occidentale.

Racconti in cucina – Storia per i più piccoli, dove il cibo diventa animazione e, grazie all’amore di due sorelle, le verdure tanto odiate dai bambini potranno diventare…caramelle.

 

2003/04

O cotta o cruda. Duello culinario all’ultimo sugo - Commistione fra teatro, cibo ed eros. Due uomini si contendono la stessa donna a colpi di piatti cucinati in scena appositamente per lei (e per il pubblico).

Lisistrata - Dopo 2500 anni la Lisistrata di Aristofane appare ancora un eroina moderna, e la guerra, sempre attuale, viene trattata con intelligente comicità e satira grottesca

 

2004/05

Veglia dAmore e diVino. Annata 2003 – Storia di Una Vigna  - I Frattini producono vino da oltre un secolo, i nomi sembrano rincorrersi, quasi per lasciare alla terra il suono a cui era abituata, Lorenzo, Serafino, Luigi, tre soli nomi in cinque generazioni, con l’antica speranza di tramandarne, oltre che gli appellativi, anche le qualità. I cinque brindisi a cui gli spettatori sono chiamati a partecipare saranno lo strumento per raccontare i cento anni della famiglia Frattini, 1889 – 1989, passando per l’emigrazione piemontese in sud america, la guerra, la vigna di famiglia, il grande Torino. Una storia avvincente dove il pubblico verrà coinvolto oltre che sul piano emotivo, anche fisico…non fosse altro che ai matrimoni dei Frattini, si balla per davvero!

Il sogno di Benino - Un intreccio divertente fra la storia reale e quella che ognuno di noi vive tutti i giorni, nelle nostre famiglie, forse meno sacre ma così piene di personaggi.
“La memoria delle feste è il luogo dell’immaginario, dove le cose reali sfumano per lasciare posto al sogno e dove per anni ho dovuto costruire una terra che non esiste. Non vi parlerò di Napoli, della mia città, dei presepi di San Gregorio Armeno, non vi racconterò di un passato idealizzato. Vorrei, come in un caleidoscopio, parlarvi di quel mondo di parole e soffi segreti che quasi come uno spettatore ho incontrato nella mia famiglia, un mondo dove una babelica di lingue e miasmi possa fare a voi divertire e a me non dimenticare.

La terra del ritorno. Dialogo con una conchiglia di montagna - Dai racconti delle donne piemontesi emigrate in Sudamerica, dalle testimonianze contadine di Nuto Revelli, dalla poesia di terra ed aria di Pavese e Fenoglio, tre storie di emigrazione al femminile, che raccontano come non esista solo un’emigrazione fisica ma anche un’emigrazione del proprio sentire, nel momento in cui più non ci si trova accanto ai luoghi o agli affetti più cari. Il dolore, l’emarginazione, l’intimo dissidio, la diaspora dalla realtà cui ci si deve ineludibilmente rapportare, accomunano i diversi vissuti e li riconducono alla condizione umana.

Canto alla Terra - Suggestivo progetto di un canto per i dodici mesi: i canti del lavoro contadino, delle feste, del calendario religioso, e ancora canti di amori sognati e di quelli consumati in segreto.
“Canto alla terra” nasce dalla volontà di assecondare ritmi e tempi, risalendo al calendario agrario delle semine e dei raccolti, dei riti e delle ricorrenze,  per riproporre un ciclo cronologico che si rispecchia e si sposa con le vite di chi in quei campi e in quei cortili ha respirato tutta una vita

Historia perduta dell’odio e dell’amore - Tratto dalle fonti popolari della tradizione italiana che ispirò Romeo e Giulietta di W. Shakespeare. Balconi, finestre e maschere per una festa di piazza. Una storia della nostra tradizione, l’Italia “degli staterelli e dei campanili”, dove tanto le radici dell’odio quanto quelle dell’amore si nutrono della stessa terra. Tra canti, balli e duelli, quattro donne, attraverso le danze del nord Italia, gli stornelli del centro e le tarantelle del sud, racconteranno la storia di due famiglie, due fazioni che da tempo immemore vivono in conflitto.

Toccami – Giuda - Privata dell’ausilio della vista, la percezione dell’arte, ed il suo intrinseco anelito all’assoluto, avverrà attraverso la percezione tattile, attraverso gusti e odori, nonché dai suoni che scaturiscono da ciascuna opera, per quello che è e per quello che richiama e rappresenta. Solamente alla fine gli spettatori/attori potranno confrontare la propria esperienza con la visione dell’opera, finalmente svelata.

Le voci del Riso - Una storia d’acqua, dove il ritmo del lavoro non permette la parola, se non quella cantata…fino alla “curmaia”

 

2006

La tavola. La cucina del teatro - Due i personaggi che intorno a “la tavola” – tavola, come luogo del convivio, del rito e della festa del mangiare, ma anche tavola come elemento semplificativo del palcoscenico – snoccioleranno una storia mai scritta, tramandata solo oralmente, fatta di serenate e di finestre chiuse, nonché di vino, pane e di terra da mangiare. Il pubblico sarà chiamato ad esercitare l’antica arte della cucina, per consumare tutti insieme il “pasto” dell’epilogo.

Ballata di un amore italiano in cinque silenzi - L’Ada c’ha le spalle da oseletto, un domani da sartina, un fratello ragazzetto, il tram presto la mattina. Sta in barriera, bagno fuori, do vestiti, uno coi fiori. Che c’aveva quella sera che s’incontrarono in balera. Lui camicia e brillantina, educato, parlantina; lei sorride, parla piano, sente un po’ si soggezione, ha la quinta elementare, lui futuro dottorone. Il giorno dopo un bel gelato, un regalo ben studiato, il tramonto in riva al fiume, una cena in trattoria .Vengo a prenderti domani, con la macchina del vecio, ce ne andiamo su in collina, mettiti un vestito aperto. Due tornanti, poi le vigne, ombra, angolo nascosto. “Mi te sposo te lo giuro, sai che sono un tipo a posto”. Lei ha il cuore come un treno, un ronzio di api in agosto. Dal primo silenzio: Il tuo bacio è come un rock, 1958

A chi aj pias nen ‘l vin, Dio gli tolga l’acqua - Il Barolo, il Nebbiolo, il Dolcetto incontrano il Chianti, il Brunello di Montalcino, il Sangiovese, allo stesso modo in cui, tra colline ed aprichi pendii, due famiglie legate da avita amicizia si rincontrano, come spesso succede, ad un funerale assai particolare. Occasione, questa, per riconoscersi e riassaporare ricordi, passioni e storie riportate…Si svolge così un percorso comico-poetico che traspira del territorio e del suo prodotto principe "il vino" e che in un disarmonico divenire fa scontrare ed incontrare due culture in apparenza lontane ma mai così prossime, dove il disincanto tutto piemontese della malora fenogliana si affianca, compenetra e completa la dissacratoria ironia toscana. Se ne ha, pertanto, un connubio di sensi e personalità, una festa ilare e conscia del suo tempo, alla quale non si può rinunciare, poiché sarebbe come negarsi il piacere di gustare la vita, al di là del bene e del male.
Da tutto questo nasce uno spettacolo brillante ed esplosivo, nel quale sono sapientemente svelate ricette tipiche e lavorazioni segrete del far vino, aneddoti e storielle tramandate da secoli in cascina e mille frammenti di citazioni colte , ironiche ed illuminanti.
Guide non accreditate e poco rassicuranti, tre musicisti d’eccezione e due attori legati da anni ad “affabulazione” e mondo del clown , laureati all’università di birboneria e sbruffonaggine. Insomma  una sana bottiglia di allegria. Si sollevino quindi i calici e si maledica chi disprezza il vino!

 

2007

Come si diventa nazisti… - L’uomo è un vecchio, dalla nascita sembra già essere vecchio. Soffre di una sociale progressiva demenza invalidante, o morbo di Alzheimer. Le persone affette iniziano dimenticandosi piccole cose, poi mano a mano le dimenticanze aumentano e la perdita della memoria arriva a cancellare parenti e persone care. Ma quel che rende sconvolgente questa malattia è il confondere il passato con il presente, lasciando chi ne soffre in balia di fantasmi…dimenticando, appunto, “per poter ripetere continuamente gli stessi errori”.
La maestria musicale di Gianluigi Trovesi e Gianni Coscia, diventano drammaturgia fisica e musica scenica per una visione poetica e fuori dall’ordinario. Una delle storie più oscure della cultura occidentale, il fenomeno nazista.

About Beppe Fenoglio - Alla sera vedo donne bellissime, da Venezia arrivare fin qua, e salire le scale e frusciare, come mazzi di rose…

Una  “lezione-concerto”,  un percorso tra le parole, di altri per giungere a quelle del grande scrittore piemontese. Un excursus tra tecniche narrative differenti, arricchite da musica e immagini.. E questo percorso ideale fra le parole comincerà con “Il cuoco di Salò” di  Francesco De Gregari

Favole da Mangiare – Un gioco tra due personaggi, la conta per vincere una storia, per non far mangiare Gallo Cristallo da Piero il Lupo, perché i cucchiai si trasformino in Principi, i forchettoni in terribili Streghe cattive e brutte-brutte-brutte,  e le pinze diventino Maghi gemelli che lasciano regali speciali a Reginotte stonate…fino ad uscire dalle tasche dei grembiuli, divenuti fondale di fiabe animate.E chi arriva primo, vince! Nato come spettacolo di strada, è un lavoro in costruzione diventato un momento dedicato in particolare ai bambini. Attrici e piccoli si “travestono” per entrare in uno spazio, quello della favola, che come il teatro, non è solo racconto, ma anche gioco, dove il corpo parla un dialetto, universale, un incontro imprevisto e reale che nasce da un laboratorio, per diventare uno spettacolo.

Il carro degli Imbonitori - A partire dal medioevo la figura dell’imbonitore fu tramite tra cultura alta e bassa, portatore di comunicazione tra villaggio e villaggio, contaminatore del linguaggio per mezzo dei dialetti. Il tentativo è quello di proporre un ritorno del teatro alle sue origini, legate alle quotidiane necessità. Così, su un carretto di legno d’abete, quattro personaggi provenienti da luoghi lontani uniscono alla vendita itinerante di oggetti, magie ed elisir improbabili, la vendita, la messa in gioco dell’attore, portando in scena piccole, tragiche, esilaranti umanità della tradizione popolare.

 

2008

Solo Andata. L’ultimo viaggio del Capitano - Il lavoro origina da una rilettura che     Antonio Damasco fa di alcune opere di Erri De Luca, “Solo andata”, “Opera sull’acqua” e “L’ultimo viaggio di Simbad”, legata all’idea di parola come musicalità della lingua del corpo. Si crea uno spettacolo intenso ed evocativo in cui la scrittura poetica si fa immagine e suono, il suono del napoletano impastato a saliva e sale di chi conosce il lavoro delle mani, il vento sulla pelle bruciata e la mancanza, la nostalgia di sentire l’appartenenza ad un luogo, di sentirsi a casa come si sta nell’amore e nel corpo accogliente di una donna. L’Orchestra di Porta Palazzo in scena con le sue musiche e i suoi “altri” dall’Iran, dal Congo, dal Senegal, è la voce di questo viaggio, l’ultimo viaggio del Capitano.

Mito - Memoria, oralità, tradizione: sono proprio queste le condizioni di esistenza e sopravvivenza del mito. Il mito si presenta sotto forma di racconto venuto dalla notte dei tempi: non dipende dall’invenzione personale né dalla fantasia creatrice, ma dalla trasmissione e dalla memoria…Lo spettacolo è realizzato in collaborazione con i Ghetonia, gruppo che da alcuni anni si dedica allo studio dell'originale musica della Grecìa salentina, assimilandola e riproponendola attraverso un prolungamento dei suoi suoni originali, ricreati ed arricchiti. Di fronte ad una ricchezza sonora tanto vasta e interessante, la proposta è di definire i tratti di un progetto che ricerca l'immersione in una cultura ricca di profumi, tradizioni, suoni, domande sul futuro, allo scopo di offrire uno spettacolo fatto di linguaggi multipli, dove la musica è la protagonista.

Eros & Cibo – Amore, seduzione e tradimento. La continua riconquista di un amore, di una passione, attraverso di una delle arti più antiche: la cucina. Eros & Cibo, nei panni di due uomini – contendenti, si incontrano sul medesimo tavolo dove i duellanti si affronteranno sino all’ultima ricetta.

 

2009

Juve – Napoli 1- 3. La presa di Torino - … Il 9 Novembre del 1986 qualche migliaio di persone si diedero appuntamento, come fanno quelli che amano. Spesso non è semplice accordarsi sul tempo, sul luogo e tanto meno decidere di incontrarsi davvero. Ma prima o poi l’occasione arriva, il pretesto per stare un po’ insieme lo si trova, quasi si dovesse soddisfare una necessità epidermica, fisica.
L’occasione per quattro amici, per quattro tifosi (e diversi Cugini di Campagna) di vivere un’esperienza, un viaggio insieme, in terra Piemontese, per assistere ad una di quelle partite del campionato nazionale che ha fatto storia e che vive ancora pulsante nella memoria di chi, in quella domenica Torinese, attivamente partecipò.  L’occasione per un figlio cresciuto di dare nuovamente appuntamento al padre, per due calci al pallone…e ancora l’occasione di mettere tutto questo in scena, avvolti dal profumo dei panni appena stesi e dai colori che man mano prendono sempre più significato, per offrire qui, a qualcun altro, un’ulteriore occasione.

Operai. Men at work -  Risultato del laboratorio annuale permanente, è una trascinante azione teatrale di piazza…i corpi di Operai innamorati modificheranno lo spazio, i palazzi circostante, la città. Sono copie tutte identiche di un corpo che si muove all’unisono, per creare unione, per costruire insieme azione immaginaria…

 

2010

La Suora Giovane - Durante un gelido inverno torinese Antonio Mathis, un ragioniere quarantenne celibe, che vive da solo, ad una fermata di tram, incontra Serena, una giovane suora….
Sullo sfondo la città di Torino, con le sue fabbriche, il suo Lungo Po immerso nella nebbia, i tram d'altri tempi e le sirene di una caserma… “Nella trasformazione di questo lavoro di Arpino in un atto drammaturgico, non ci nasconderemo dietro le parole e la struttura del romanzo, ma rischieremo, rileggendolo tramite elementi contemporanei.. L’atto teatrale può essere frequentato solo se riesce a parlare ai viventi, non perdendo la sua poetica originale” 

La Parola Ultima - «Uccidere una lingua è come fare la strage degli innocenti, come fece Erode a Betlemme», ma come si uccide una lingua? Come si provoca la sua completa estinzione? Non sempre una lingua scompare per semplice abbandono, a volte, la sua sparizione coincide con la scomparsa dei suoi parlanti e con il genocidio.
Miklós Hubay, nella tragedia The rest is silence  affronta il tema della scomparsa di una lingua, una di quelle considerate minori che ogni giorno spariscono nel mondo.
Incontrare le parole di Miklós Hubay, quelle stesse che decretano in un poema immaginario, la fine di altre parole, di intere comunità, modi di esprimere l’amore e l’odio, modi di mangiare e parlare prima di dormire, ci rende responsabili di una memoria.