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Veglia d’Amore e DiVino

ideazione e regia di Antonio Damasco

con Antonio Damasco, attori e musicisti del Teatro delle Forme

 



…il vino scende…

 

I convitati dovranno lasciarsi invadere dal vino che scorre e assecondare l’esigenza di raccontare e raccontarsi, di ascoltare suoni da tutte le parte e da tutti tempi del mondo.

Eccoci sulla soglia, non c’è più tempo per decidere se entrare o rimanerne fuori. Signori, pensateci bene…é vietato stare alla finestre! Come d’abitudine fate in questi casi, via! No dico, bisognerà ogni tanto prendere posizione no? È necessario! Cosa?...No, non vi preoccupate, nulla di compromettente troverete qui…a meno che non vi siano fra voi ruffiani, cortigiani e bigotti che, visti i tempi volgari e mediocri, pensino che vi siano argomenti da non trattare, sconvenienti. Beh vi do la mia parola che qui non si trova ne male ne infezione, solo sane ed oneste parole oscene…siam pur sempre nel tempio di Bacco. Come? Vogliamo cominciare? Bene! Permettetemi di farlo con le parole di un libero pensatore, François Rabelais, che avvertiva così i suoi lettori:

 

“Meglio è di risa che di pianti scrivere,

che ridere soprattutto è cosa umana”


Cinque brindisi per cinque stazioni in cui ogni bicchiere segna una particolare emozione: l'amore più intellettuale, per il popolo, la vita, la libertà; quello più vitale, per il cibo e per il gusto, l'amore più romantico e passionale, per il proprio amato o quello più viscerale, per il proprio figlio; da ultimo l'amore materiale e carnale, pulsione sessuale allo stato puro che abita il basso corporeo.

Per riuscire nell'impresa si ricorre al nettare "DiVino" con gli attori pronti a girare tra i tavoli per brindare con il pubblico coinvolgendolo in maniera diretta: i convitati si lasceranno invadere dal vino che scorre e assecondare l’esigenza di raccontare e raccontarsi. Attori e spettatori accompagnati dal vino, dalla musica, dall’amore e dal canto rinnovano le ritualità antiche della vigna e della terra.

Uno spettacolo dalle forti valenze "catartiche" che porterà lo spettatore ad una sorta di purificazione: è questa un'apertura della veglia verso l'Altro, chiamasi Nuovo o Diverso, in nome di una continua "instabilità" del dettato drammaturgico che domani sarà diverso da oggi e che troverà piena risoluzione quando gli spettatori avranno terminato di bere. Solo allora l'incantesimo svanirà e tutti, attori e pubblico, saranno pronti a vivere una nuova "vijà", veglia.

 

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