Il Sentiero diVino, dal 2010 ad oggi….

La ricerca e la formazione. Il Gruppo di Indagine

Dal 2010 è iniziato il lavoro del gruppo di indagine, composto dai ragazzi che hanno scelto di partecipare al  “Laboratorio di Arti Sceniche per Attori e Formazione del Pubblico”, che, grazie a due tranche di incontri sul territorio, la prima di quattro giorni e la seconda di due giornate, hanno iniziato a raccogliere le peculiarità, i materiali già esistenti, facendo interviste e ricerche e a conoscere i personaggi chiave dei comuni coinvolti.
Il Gruppo di indagine si  consolidato in questi due anni, continuando il percorso di ricerca e documentazione del territorio coinvolto. Man mano, grazie allo sviluppo del rapporto con gli amministratori e principali “attori” locali, il gruppo è riuscito ad entrare a far parte del tessuto sociale, riuscendo a raccogliere testimonianze spontanee e partecipando attivamente alla vita delle comunità locali, in particolar modo durante le maggiori feste e festività dei comuni.
Tutta questa documentazione è stata nel tempo riversata negli archivi dell’associazione, inventariata e catalogata secondo il metodo ministeriale delle schede BDI, per il quale il gruppo di indagine è stato formato dal Prof. Gian Luigi Bravo, Professore di Antropologia Culturale presso l’Universit degli Studi di Torino.
Questo percorso formativo partito nel 212 ha coinvolto 6 ragazzi in un percorso non solo attorale. Sentiamo infatti da tempo l’esigenza di avvicinarci al lavoro in ambito culturale sempre più tramite progetti e politiche che diventino radici progettuali sui territori e per le persone, che siano stimoli per  conoscenze e scambi di intendimenti, anche tra i più i differenti. Per questo motivo quello che da sempre è stato il nostro “Laboratorio Permanente” è diventato un percorso formativo che coinvolge i partecipanti nell’attività stabile del Teatro delle Forme, nel suo lavoro di raccolta di informazioni, peculiarità e bellezze sui territori con cui lavora, nella realizzazione dei progetti, nella messa in scena per il pubblico, lo spettatore, il territorio. I partecipanti risiedono con noi, non partecipano ad un evento, ma ad un progetto culturale.
Metodologia di intervento
Le amministrazioni ci segnalarono le persone da intervistare, le stesse ci hanno, il più delle volte, aperto le porte di casa loro. Ci siamo seduti in cucina, o in soggiorno, e davanti ad un buon caffè, un bicchiere di vino e qualche dolcetto locale ci siamo fatti raccontare d’amore, di incontri, di guerra, di cibo, di personaggi…di vita. Il desiderio percepito è stato quello di DIRE: noi, da parte nostra, sentivamo la necessità forte di ascoltare e recuperare. Ogni volta ci alzavamo avendo arricchito di bellezza e di conoscenza la nostra vita. L’idea è quella di costituire una guida territoriale che parta dall’umano e torni all’umano perché crediamo che l’incontro sia alla base di ogni attività, sia fonte di ogni cultura.
L’autunno e la primavera di tutti gli anni del progetto, ed in particolar modo nel 2011 sono dedicati all’incontro, alla ricerca, alla sistemazione ed all’archiviazione. L’inverno e l’estate offrono le restituzioni drammatizzate dei racconti ricevuti. Quando si parte per Metapolis si decide di trascorrere l’intera giornata con le persone che incontreremo.
Le Veglie di Restituzione
A questa ricerca si è affiancata, a completamento, la programmazione delle Veglie di Restituzione.
Ogni sera durante le Veglie il territorio ha accolto il gruppo e condiviso storie ed esperienze, dato indicazioni per nuove ricerche e incontri.
Questo aspetto del lavoro non può essere definito solo performativo. Queste Veglie, per lo struttura, prevedono un coinvolgimento degli spettatori, che ne diventano parte integrando e diventano così una arte essenziale della ricerca sul territorio, costruendo un altro modello di comunicazione con i comuni coinvolti e i suoi cittadini.
Per quanto riguarda la modalità di costruzione della restituzione, l’ intero gruppo di lavoro, raccolto il materiale (nelle diverse forme: video, audio, appuntato), lavora alla drammaturgia, quindi alla scrittura per un corpo che dovrà agire in scena durante le “Veglie di Restituzione”, ed alla regia delle azioni teatrali. Gli spazi dedicati ai momenti teatrali sono spazi peculiari: stalle, cantine, case private, i luoghi dove, davvero, un tempo, ci si trovava per kuntare “Dopo una giornata di faticoso lavoro talvolta la famiglia si raccoglie di sera, nel luogo più caldo, anticamente era la stalla, per pregare, raccontare, kuntare, vegliare: “Vjà entle stale”. Spesso il tanfo era così pungente che il giorno dopo si puzzava”
Metapolis è DIARIO INTIMO di un territorio, è vita raccontata, storia partecipata, nuovamente agita e restituita: si va ben oltre alla “messa in scena” pura, all’atto estetico fine a se stesso.

Assaggi di Racconti e kunti

Luigi Ceppa – Barbaresco (CN)
“A Barbaresco c’era Gepu, quello che parlava con il naso, quello che portava al collo un foulard rosso e giallo e suonava la fisa con solo tre tasti: “Gepu, cambìa musica!” E chiel diceva:
“E cusa vuol che cambìa musica!El manca un La maggiore, pos nen cambiè!”
Gepu aveva insegnato a molti l’arte del bacialè, era un’arte che si tramandava.
Quanti ne aveva fatti maritare!
“Ven sì che fuma l’afè! Tu quante giornate hai?”
C’era un ragazzone timido che aveva già 37 anni e aveva parecchie esse, insomma, c’aveva la grana,la roba ma non aveva ancora moglie.
Il bacialè gli fece incontrare una ragazza molto, molto , molto interessata a…prender marito! La famiglia della ragazza tifava per il ragazzone: “Questo matrimonio s’adda fa assolutamente!”
Nel giorno prestabilito per l’affare…per l’appuntamento, lui,lei, padre, madre e bacialè si incontrano nel cortile della casa della fanciulla.
Ad un certo punto la ragazza dice: “Ma è da mezz’ora che questo è arrivato qui e non dice niente! Cosa è venuto a fare?!”
Il ragazzone timido prende coraggio ed audacemente sferra la dichiarazione d’amore: “Sono venuto qui per vedere se mi volessi prendere!” Che poesia,ne??
Il bacialè allora prende padre e madre e dice: “Andiamo avanti con la questione,qui è fatta!”
E an mariase!
 L’Amore!
Arriva un’età in cui o metti la testa a posto oppure la metti completamente fuori posto!
In più, dopo una giornata di lavoro, è bello tornare a casa e trovare il calore…sì, quello della stufa accesa! Un tempo mica c’erano i termosifoni! Bisognava che qualcuno stesse a casa ed accendesse la stufa! Bisognava sposarsi!”

Padre Emilio – Castiglione Tinella (CN)
 
” Rivedendo la vita, mi vien da dire di non sbagliare il passo decisivo di una scelta vocazionale, qualunque essa sia. Se una strada è la tua strada, tutto è leggero. Se, invece, non è la tua , come la leggenda di Ercole e del Titano che portano il macigno, tutto è pesante. Suggerirei di scegliere bene perchè la scelta è una base certa e sicura nel cammino della vita!”

E ancora, Pierangelo e Gloria ci accolgono nella loro accogliente fattoria : decisero di vivere l’esperienza della fattoria allevando caprette per produrre il formaggio. Impararono a fare il formaggio da una signora del posto e per la vendita prendono contatti diretti con i clienti. Producono la Robiola di Castiglione Tinella che si fa con il latte di capra lavorato a crudo: per ottenere una robiola pronta, ci vogliono almeno 10-12 giorni. La loro sfida è di riuscire a produrre tutto da soli per garantire la qualità dei prodotti. Praticano il baratto con altri contadini che forniscono verdure, farine, e in cambio offrono il letame come concime naturale oltre al formaggio ed alle uova.
“Ereditammo l’Amore per la Terra e per gli Animali da Zio Nadin: Zio Nadin amava e rispettava i suoi…i nostri animali. Quando partiva un animale non gioiva della vendita. Era eccezionale. Era quadarto e di buon senso. Era magrolino ma aveva una forza fisica incredibile, classe 1928.”
A Neive la Signora Giovanna: “ Nel 60 andavano tutte a Torino. Non lo sposavamo mica uno di campagna. Guai. Tut a Turin. Tut a Turin. Poi sono tornate ma… Io avevo già due sorelle a Torino. Mia madrina aveva sposato un geometra e pure suo fratello era un geometra e voleva che io lo sposassi ma io l’ho visto due settimane fa e non mi piace ancora adesso! Mio marito era bravissimo ed è ancora bravo. Mia mamma si preoccupava di questo: la cascina dove mi sono sposata dista dal paese 3 chilometri – et mancheise ‘an limun, a pe’, cume fete’ande a catè! – diceva. Vedi, le mamme mettono sempre le cose più gravi davanti!”
 
Pili e Bruno Felice,il “patachin” (il cittadino) ed il “campagnau” (il contadino) – Santo Stefano Belbo (CN)
La porta della memoria si apre e ci offre un banchetto ricco ed onesto: i racconti di Pili e Bruno Felice,il “patachin” (il cittadino) ed il “campagnau” (il contadino) di San Stevo, compaesani da generazioni.
“Suonavo la fisa” – dice Pili – “ora non so più come si fa”. “Vedi qual è la differenza tra i tuoi lavori ed il mio?” – domanda il contadino al cittadino – “il mio è un lavoro che saprò sempre fare!”.
L’esperienza del comandante “Freccia Rossa”, capo partigiano, e di sua moglie, a Castiglione Tinella:
“Finita la guerra ho pensato che avevamo fatto ben poco. Non era una vittoria. I posti li prendevano sempre loro, comandavano sempre loro. Per farla bene dovevamo farla due volte”.
I ricordi di Giorgio,memoria storica del paese ed il sogno realizzato di Giovanni: una collezione di più di 9.000 bottiglie.
Gli “spassionamenti” sottovoce delle donne di Neive e le confidenze di Luigi a Barbaresco: “Io, prima di incontrare mia moglie….ne combinavo delle belle! Il parroco stesso non voleva più farmi servir messa!”
“Tornate a trovarci ne! Noi non abbiamo fretta di morire!”
“Promesso!”
 
Le restituzioni 2012
Venerdì 14 Dicembre COSSANO BELBO
ore 20.30 – Abitazione Lolli Giovanni – Strada S. Libera S. Anna
Sabato 15 Dicembre – CASTIGLIONE TINELLA
ore 20.30 – Ex Scuole Balbi
 
Lunedì 17 Dicembre – BARBARESCO
ore 20.30 – Salone Comunale – Comune di Barbaresco, Piazza Municipio 1
 
Martedì 18  Dicembre – NEIVE
ore 20.30 – Bottega dei quattro vini, Piazza Italia