La comunità dei migranti

Nel secondo dopoguerra, con l’aumento degli espatri degli Italiani in Europa, diversi giornali italiani all’estero iniziarono a raccogliere lettere anonime e aperte da parte degli emigrati.
Molte di queste testimonianze, scritte tra il 1965 e il 1967, possono essere consultate in Lettere degli emigrati (1967), edito a Francoforte sul Meno in seguito a una ricerca condotta da Silvano Ridolfi e da Gianfranco Barberini.
L’obiettivo della ricerca era di far luce sugli stati d’animo degli italiani che avevano lasciato la propria patria. Dalla lettura, emergono diverse istanze: molti parlano della solitudine, della lontananza da casa, delle difficoltà di integrazione linguistica, o dello sfruttamento sul lavoro. Tra le varie lettere, ce n’è una che racconta un momento di comunità molto prezioso.

 

Lettere al “Corriere d’Italia” di Francoforte 

Questa mattina, giorno della S. Pasqua, dopo esserci recati nella Chiesa del Crocifisso per la S. Messa, abbiamo fatto ritorno alla nostra baracca. Dopo il malinconico e triste pranzo, nella profonda nostalgia che ci ha fatto tornare alla mente con maggior intensità i nostri genitori, le mogli e i figli lontani come noi, in questo giorno solenne, hanno cercato di trovare nella fede di Dio un po’ di pace e serenità, ci siamo riuniti in una camera e abbiamo cercato di creare un po’ di allegria e di serenità. Abbiamo quindi iniziato col cantare canti popolari della nostra madre terra. Dopo un po’ che stavamo cantando, abbiamo sentito gli applausi entusiastici dei nostri colleghi turchi accompagnati da “Viva l’Italia”, ai quali abbiamo risposto con “Viva la Turchia”. Questo è il punto che volevo fare notare, perché anche i turchi, che oggi non festeggiano la Pasqua come noi, hanno voluto col loro applauso dimostrare la loro fratellanza. Questo ci ha ricordato che non siamo i soli a essere lontani dai nostri cari, ma che molti altri si trovano nella nostra medesima posizione, e abbiamo compresa che questa vita di sacrificio in terra straniera ci porta a una maggiore comprensione reciproca.

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